Zeddiani, Chiesa di Sant’Antonio di Cellevane

Zeddiani, Chiesa di Sant’Antonio di Cellevane

Nel nostro cammino lungo i percorsi del romanico in Sardegna ci siamo imbattuti in edifici di ogni genere: semplici e complessi; isolati e pienamente inseriti nei tessuti abitativi; dalla storia architettonica monofase o risultato di articolate vicende storiche.

Rari appaiono gli edifici che affidano la propria identità alla loro essenziale struttura architettonica e a pochi altri elementi documentari.

È questo il caso della chiesa della Vergine delle Grazie, nota anche con l’appellativo di Sant’Antonio da Padova, ubicata nel cuore del paese.

La data più plausibile della sua edificazione è la prima metà del XIII secolo. L’edificio giunto fino a noi è quello modificato da una ricostruzione seicentesca; quello originario era connotato planimetricamente da un’aula mononavata con abside orientata: di questa fase originaria sopravvivono tratti dei fianchi e la facciata.

La forma del terminale ha subito modifiche, ma rimangono leggibili il profilo del frontone e i conci di base del campanile a vela.

L’uso di conci in arenaria con inserti in basalto sono indizi eloquenti di una vocazione estetica verso la bicromia del paramento. Sempre in facciata risultano leggibili dieci alloggi per bacini ceramici disposti su un unico filare.

Due monofore a doppio strombo e una parte centinata si aprono sul fianco sud; un’altra monofora architravata si trova sul fianco settentrionale.

La semplicità può essere commovente.



DESCRIZIONE:

La chiesa della Vergine delle Grazie, conosciuta anche come chiesa di Sant’Antonio da Padova, si trova nel cuore del paese.

La sua semplicità è affascinante e riflette la bellezza dell’architettura romanica in Sardegna.

Costruita probabilmente nella prima metà del XIII secolo, l’edificio originale aveva una struttura mononavata con un’abside orientata.

Anche se la chiesa ha subìto modifiche nel corso dei secoli, rimangono visibili elementi storici come il campanile a vela e alloggi per bacini ceramici sulla facciata.

NARRAZIONE:

Nel nostro cammino lungo i percorsi del romanico in Sardegna ci siamo imbattuti in edifici di ogni genere: semplici e complessi; isolati e pienamente inseriti nei tessuti abitativi; dalla storia architettonica monofase o risultato di articolate vicende storiche.

Rari appaiono gli edifici che affidano la propria identità alla loro essenziale struttura architettonica e a pochi altri elementi documentari.

È questo il caso della chiesa della Vergine delle Grazie, nota anche con l’appellativo di Sant’Antonio da Padova, ubicata nel cuore del paese.

La data più plausibile della sua edificazione è la prima metà del XIII secolo. L’edificio giunto fino a noi è quello modificato da una ricostruzione seicentesca; quello originario era connotato planimetricamente da un’aula mononavata con abside orientata: di questa fase originaria sopravvivono tratti dei fianchi e la facciata.

La forma del terminale ha subito modifiche, ma rimangono leggibili il profilo del frontone e i conci di base del campanile a vela.

L’uso di conci in arenaria con inserti in basalto sono indizi eloquenti di una vocazione estetica verso la bicromia del paramento. Sempre in facciata risultano leggibili dieci alloggi per bacini ceramici disposti su un unico filare.

Due monofore a doppio strombo e una parte centinata si aprono sul fianco sud; un’altra monofora architravata si trova sul fianco settentrionale.

La semplicità può essere commovente.

BIBLIOGRAFIA:

R. Serra, La Sardegna, collana “Italia romanica”, Milano, Jaca Book, 1989;
R. Coroneo, Architettura romanica dalla metà del Mille al primo ‘300, collana “Storia dell’arte in Sardegna”, Nuoro, Ilisso, 1993.

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